zurika
       
  giovedì, 27 febbraio 2003

 
Flusso di scrittura
Dunque. Ho provato, ho voluto provare. A scrivere così, a getto continuo, come capitava, ciò che mi passava per la mente, in una sorta di flusso di scrittura.
Su un foglio, a mano, altrimenti a computer sarebbe stato più problematico... solo che ora dovrò riscrivere tutto...
E' stato bello, anche se è durato poco. Ecco cosa ne è uscito:

"Vorrei pensare sul pensiero, chiedermi cosa sto pensando, avere coscienza una volta, una volta sola, una volta almeno. Una persona mi parla da una tenda nera - è un'attrice o no? - mi chiede dove sto andando - certo che si pensa molto in fretta - sto scrivendo con una matita che presto si consumerà, ancor prima che io me ne possa rendere conto. Vorrei saper stenografare. Mi sento stanca ma forse è solo il fisico, non la mente - forse solo la gamba destra, dopo la lezione di danza di stasera - bello però sarebbe fermarsi a parlare con le persone dopo la lezione e non fuggire sempre come faccio ogni volta mah, non so, magari lo farò, magari arriverò a casa ancora più tardi e dovrò lavarmi e mangiare, solite cose inutili. Ora è buio, mi sembra anche di stare in quella stanza alla mostra ieri con tutti quegli occhi che mi guardavano dai muri. Quegli occhi giganti. In effetti è vero, che sempre ci si guarda e mai si conoscono cose dell'altro. Ci si immagina chissà come sarà - simpatico, antipatico - leale, bugiardo - come me, diverso da me - ne vale la pena conoscerlo - forse no, forse meglio così, meglio immaginare una cosa bella e non toccar da vicino una cosa brutta, ma ho capito una cosa in tutto questo, che il linguaggio dentro di me è quello infantile - "una cosa" - mica sto a pensare a come scriverlo...acc.......fffffff.....mi interrompono.

Ricomincio, da dove? Non ricordo....sicuramente dalla scuola elementare, quando ci sono ritornata da grande era tutto moooolto piccolo, lo scalone era una scala normale, e i banchi - I BANCHI! - piiiiiccoli, ma com'è possibile? volevo quasi camminare in ginocchio per rivedere tutto come lo vedevo prima, e sì, perchè le cose sono le stesse, siamo noi a cambiare - beh - meno male - mi dico - ora le scuole non mi fanno più paura almeno.Ora almeno ho delle paure diverse, forse. Beh ecco vorrei poter respirare aria di primavera, di quella che resta tra i capelli, vorrei andare in bicicletta per le strade di campagna e respirare il cielo - questo vorrei - Da sola.
Sì, da sola. Senza nessuno.
Vorrei a volte essere sempre da sola. Altre volte no, ma la solitudine non mi spaventa, anzi la cerco, così non ci può essere nessuno che non mi capisce se non c'è nessuno davvero. Certo che più passa il tempo, più mi sembra di pensare in modo infantile chissà perchè - forse sono una bambina dentro, sarà per questo anche: che per trovare le parole ci dovrei pensare quel mezzo secondo in più - caspita la mia scrittura (perchè scrivo a matita su un foglio) va nettamente all' insù, cioè la riga parte in un punto da sinistra che sarà tipo....boh, 2 cm più in basso di quando arrivo a destra - dovrei chiedere alla mia amica cosa significa in grafologia - chissà cosa significa poi la grafologia, però ho come la sensazione che più scrivo più scriverei - per me ovviamente - per me e basta - tanto non c'è nessuno qui, no? sono sola. Nessuno che non capisce, beeeeello potrei scrivere all'infinito pensare all'infinito. Più è infinito e più nessuno leggerà - ma poi riscriverò tutta sta roba a computer con quei tasti così divisi uno dall'altro? nooo - ma sì perchè no. Certo che le matite - come ogni altra cosa - durano poco - vanno temperate. Perchè costruiamo qualcosa? per non lasciare che inizi a distruggersi. Pausa.

Una pausa simbolica. Devo migliorare in questo flusso di scrittura. Peccato esistano i tasti del PC. Vorrei un PC a biro e non a tasti.
Credo che in questo momento io stia facendo grande selezione delle cose da dire - delle cose da pensare - i pensieri forse non solo vanno troppo veloci, ma anche viaggiano su piani parallei - cioè penso, scrivo quello che penso (o alcune cose) e intanto mi frulla nella testa una canzone dei Lostprophets con tanto di parole - e penso a oggi a domani - a che ore sono, a chi sono, a cosa sto facendo, e respingo tutti quei pensieri da non scrivere, anzi, da non pensare - perchè sono solo pensieri. Ma la parola esiste per prima. Se non invento la parola vento, il vento per me non esiste. Se non invento un colore nuovo come parola, non esiste quel colore. Se non dico tristezza, non esiste, no? eccola scomparsa, è solo qualcosa di indefinito, che la mente e la coscienza non registrano. Mi chiedo dove vada allora la tristezza, andrà insieme alle anatre dei laghetti artificiali in inverno. Ecco voi non lo potete vedere, ma giuro che la mia scrittura è diventata un po' spigolosa, diciamo. Che sia questo il mio vero lato, il lato che esce solo se mi si conosce bene? No, credo che esca anche prima. Poi pensavo: adesso io smetto di scrivere e basta, fine di tutto. Invece NO. Qui dentro non c'è un modo per spegnere tutto, mai, mai, questa è la vera tragedia. Non è che posso dire "Oh, adesso mi riposo e NON PENSO". Hahahaha, povera illusa. Posso scappare dove voglio, ma involontariamente PENSO. E non è neanche male; il dramma è quando penso solo cose negative - tristi - pessimistiche - solo quando penso che niente si può conoscere - allora lì sì, allora sì che certe volte mi vorrei stordire perchè non sopporto più di PENSARE. E forse è per questo che tanti si drogano o bevono - perchè non si sopportano più. Io non mi sopporto mai, ma è la mia condanna questa. La mia ombra mi segue, non importa dove vado. Mi segue."
- scritto da Zurika 00:40 | commenti (4) -


lunedì, 24 febbraio 2003

 
Mi sveglio, perchè un sacchetto di plastica tenta di soffocarmi.
Mi sveglio, ma non mi si aprono gli occhi.
Perciò tento di aprirli con le dita.
Sono sveglia, ma sto dormendo e vorrei aprire gli occhi...
Mi manca l'aria da respirare.
[come si fa ad aprire gli occhi??]
Dormo, e sogno di svegliarmi. Poi mi sveglio, e sogno di poter dormire.
Solo, perfavore.... vorrei non soffocare.
Perfavore, vorrei togliermi questo sacchetto di plastica dalla faccia.
Che mi si plastificano gli occhi, pure...


- scritto da Zurika 23:40 | commenti (3) -


giovedì, 20 febbraio 2003

 
Quelli che non rinunciano a scrivere

E ci rido sopra, e penso che siano sviste, cose ridicole, insignificanti, episodi a cui non si deve dar peso.
Ma non potrei definirli nemmeno lapsus, non ne meritano il titolo!
E più ci scherzo sopra, e più mi ricapitano...
Ed è tutto il giorno che vivo nella convinzione che sabato sarà il primo marzo...
Che perciò questo sabato sarà il compleanno di una mia amica e questa domenica dell'altra mia amica, e penso a che regalo potrei fare, e che ho pochi giorni per decidere... e di questo informo anche altre persone...
Convinta, dato che la mostra le città invisibili durerà fino al 9 marzo, di avere ancora solo una settimana di tempo per andarla a vedere, e mi organizzo di conseguenza..
Poi dico a una persona: "Ci vedremo tra poco più di una settimana: domenica 9".
Ma non mi basta. Dopo aver scritto frasi senza senso in una lettera, aggiungo: "Ti chiederEi il senso di tutto ciò...infatti non ha senso", quando è mia intenzione scrivere: "Ti chiederAi il senso di tutto ciò..."
E il più significativo, forse, è successo poco fa: guardo il titolo di un articolo su Musica che dice "quelli che non rinunciano a scrivere"....ma, leggendo l'articolo, non capisco il perchè di quel titolo, dato che non si parla di scrittura.
Perciò lo rileggo altre due volte: "quelli che non rinunciano a scrivere"... e non capisco, finchè, al quarto tentativo, scopro che in realtà dice: "quelli che non rinunciano a vivere".














- scritto da Zurika 23:00 | commenti (3) -


lunedì, 17 febbraio 2003

 
Anomalie
Sotto i mobili delle nostre stanze, sotto gli armadi, sotto i letti, i comodini, c'è sicuramente della polvere. Non sempre si ha la pazienza di spostare mezza casa per stanarne ogni granello, ed essa si accumula però in breve tempo, finchè - TAC - un giorno vedi spuntare da sotto l'armadio un ammasso informe e grigio, batuffoloso... a quel punto non puoi più far finta di niente, devi abbassarti e chiederti innanzitutto che dimensioni avrà la nebulosa polverosa e quante sorelle e compagne avrà là sotto. E in ogni caso quel batuffolo grigio lo devi prendere e buttare.
Un po' come i quadri, che per anni stanno appesi allo stesso chiodo e poi di colpo - di notte magari - STACK, cadono, e tu pensi -che gli prende?-.
Niente gli prende, solo che ciò che a te sembrava essere un equilibrio, in realtà non lo era.
Una giornata di sole anomalo, dove la gente ti guarda negli occhi e magari alcuni ti sorridono, al punto che ti chiedi se hai la faccia sporca di pennarello, come quando eri alle elementari o -peggio- un moccolo al naso,come quando eri all'asilo. E ti fermi, magari, e cerchi di guardarti riflesso in una vetrina o nello specchietto di un'auto parcheggiata.
Sei in ritardo, però, ma è tutto sotto controllo: anche se allo sportello trovi fila, la gente prima di te decide che è stanca di stare in coda e ti fa il favore di andarsene, lasciandoti giusto quei tre minuti di scarto cheavrebbero trasformato l'arrivare al pelo in un essere in ritardo.
C'è qualcosa di strano in tutto questo?
Guardare le facce delle persone e vedere in ognuno un viso già noto, una somiglianza con un tuo amico, con un parente, con qualcuno di indefinito ma di già visto, trovare dei richiami con qualcosa di familiare, così, a colpo d'occhio, involontariamente.
Essere immersi nella lettura di un libro che ti fa dimenticare dove sei e dove stai andando, anzi, non ti sei nemmeno accorto che la realtà descritta nel libro ora ti sembra l'unica vera... "però", pensi "purtroppo adesso mi devo distaccare dalla realtà, e scendere da questo treno!".
E l'impressione che ci sia qualcosa di storto si fa avanti, che ci sia qualche anomalia, che forse se ti concentrassi sul serio vedresti qualcosa che di solito è nascosto, o non vedresti, magari, qualcosa che sei troppo abituato a vedere...
Se ti girassi di scatto, vedresti in faccia quella falla della realtà che gli altri giorni invece si nasconde, diventa invisibile, si acquatta sotto l'armadio per passare inosservata, e per saltar fuori quando pensi invece che sia tutto a posto...













- scritto da Zurika 23:40 | commenti (4) -


venerdì, 14 febbraio 2003

  L'inquilino

Il film a cui mi riferivo nel mio post del 13 gennaio è "L'inquilino del terzo piano", di Roman Polanski. Ecco la citazione, dal libro di Roland Topor da cui è stato tratto:

"A partire da che momento, si domandò Trelkovsky, l'individuo non è più quello che noi pensiamo? Mi tolgono un braccio, va bene. Dico: io e il mio braccio. Mi tolgono anche l'altro, dico: io e le mie due braccia. Mi amputano le gambe, dico: io e le mie membra. Tolgono il mio stomaco, il mio fegato, i miei reni, ammesso che sia possibile, dico: io e le mie viscere. Mi tagliano la testa: cosa dico? Io e il mio corpo o io e la mia testa? Con che diritto la mia testa, che dopotutto non è che un membro, si arroga il titolo di "io"? Perchè contiene il cervello? Ma ci sono delle larve, dei vermi, eccetera, che non possiedono un cervello. Per questi esseri allora esistono da qualche parte dei cervelli che dicono: io e i miei vermi?"

Grazie Giorgia per l'abile ricerca!!!!

 



- scritto da Zurika 10:59 | commenti (7) -


giovedì, 13 febbraio 2003

  No, non lasciar cadere quei goccioloni dai tuoi occhi trasparenti...

...se vuoi ti compro dei dolci con cui possiamo consolarci, oppure potrei piangere insieme a te!




- scritto da Zurika 12:38 | commenti (2) -



 
Rincorro la mia mente per sentieri, strettoie, strade asfaltate, scale,torrenti e cantine.
Lei vive, a me non resta che cercare di non perderla di vista, e inseguirla.
Io devo starle dietro, io, insieme al bianco e al nero, insieme alla luna e al sole e alle contraddizioni che sono dentro di me (che sono me?).
Ci sono momenti in cui il mondo è illuminato di oscurità, di quel nonsenso che pervade ogni cosa da dentro, e giorni che si presentano, invece, limpidi e chiari, dove anche quello stesso nonsenso sembra avere un suo scopo.
Sono una bambina, questo mi sento, questo voglio essere, e pesto i piedi.
E quando tutto mi sembra alienato, quando ad ogni lato trovo sempre e solo le stesse risposte, quando mi accorgo di non avere le stesse sensazioni degli altri, che in certi momenti mi sembrano dei folli, mi sfiora per un istante il dubbio che non lo sia, invece, soltanto io.
Ma dove sta scritto che per forza ci si debba adattare al sentire degli altri?
Da piccola (ero alle elementari, credo) uno dei miei sogni ricorrenti era di essere in una casa con persone che sembravano vere, ma che in realtà erano... automi, e dalla finestra guardavo nella casa di fronte, dove c'erano le stesse persone, ma vere. Così gridavo e mi svegliavo.
...non ho ancora provato a gridare anche adesso... magari funzionerebbe...;-)











- scritto da Zurika 00:40 | commenti (2) -


domenica, 09 febbraio 2003

 
L'inferno

Stanotte ho la voce che quasi mi manca per parlare ancora.
Un senso sottile di sconforto mi porta ad affidare il mio pensiero alle parole di Marco Polo ne Le città invisibili di Italo Calvino:

"L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."

Buonanotte.


- scritto da Zurika 03:08 | commenti (5) -


venerdì, 07 febbraio 2003

 
Limite
Mi chiedo quale sia il limite consentito tra ognuno di noi e gli altri.
Esiste un confine tra l'io, tra l'essere me stessa - così come sono, senza pormi eccessivamente il problema che la mio opinione venga accettata o meno - e gli altri, la loro sensibilità, il loro capire le mie parole o travisarle, la loro "sfera"?
E' giusto dare un parere (anche se non richiesto) in un discorso, solo perchè si avverte una sensazione di torsione di stomaco che ci avvisa che forse è il caso di parlare?
O è meglio passare oltre, respirare profondamente, e magari non dire niente, correndo il rischio che l'altro pensi che si è d'accordo con lui, in una sorta di tacita approvazione?
E il rispetto? Se sapessi che una mia precisa opinione urterebbe l'animo dell'altro e verrebbe percepita come mancanza di "rispetto" (anche se non è nelle mie intenzioni), fino a che punto sarebbe lecito pronunciarla?
Ma sono io che non riesco a vedere un po' più in là, e a pensare che magari anche l'opinione diversa possa essere migliore della mia, o è l'altro che si sente ingiustificatamente offeso, perchè non si sente capito?
Per non dar fastidio è meglio tacere?
Credo che non sia facile stabilire la linea di confine tra il lecito e il non, tra la mia sfera e quella degli altri, tra la voce e il silenzio...
...forse non sopporto più il silenzio??



- scritto da Zurika 22:20 | commenti (2) -


mercoledì, 05 febbraio 2003

 
Stasera passavo per le vie di Pavia... anzi, per le strade adiacenti alla mia ex-scuola... credo che spesso, se non le controllo, le mie gambe camminino un po' in automatico, insomma, anche dopo anni e anni un percorso non lo si dimentica.
A mezzanotte Pavia è deserta.
E non è il vento, non è il freddo... è che è Pavia.
Vento, che mi trasportava lontano, all'indietro, al passato, lasciandomi nei capelli un profumo di niente, di aria trasparente.
Viuzze silenziose, antiche, rese irreali dalla luce gialla dei lampioni... i muri e le finestre di quella scuola forse mi osservavano passare, il portone che portava a quella chiesetta mi voleva risucchiare.... dei passi, il fruscio di un mantello e un respiro dietro di me, forte, vicino, troppo vicino....mi volto: nessuno - niente - silenzio - vento.
Anch'io nella mia mente ricambio il saluto del passato e di un luogo inquieto e un po' sinistro quale è sempre stato, e proseguo per la mia strada.

- scritto da Zurika 01:20 | commenti -


lunedì, 03 febbraio 2003

   

-Asintonia-

Ci sono mattine in cui ci si sente fuori sintonia.
Con nessuno, con tutti, con niente, dentro e fuori.
Me ne rendo conto, e lo prendo come un dato di fatto.
A-sintonia, semplicemente.
Come se tutto viaggiasse su una certa lunghezza d'onda, e io leggermente al di sotto, leggermente sfasata, leggermente distorta... forse davvero sono così anche dentro, verso me stessa, e forse voglio essere così, stamattina.
Potrebbe succedere di tutto, potrei vedere in faccia la realtà proprio adesso, e non me ne accorgerei.
Sono un tono più sotto.








- scritto da Zurika 11:24 | commenti (5) -


sabato, 01 febbraio 2003

 
Io sono il bianco di me, e sono il nero.
Sono la ragione e la follia, la coerenza e la contraddizione, sono il grido e il silenzio.
Io sono la mia testa e sono anche il mio braccio e la mia gamba,
sono il mio nulla e sono il tutto, sono il lato destro del mio cervello e il sinistro.
Sono le mille sfaccettature di me.
E come posso avere la presunzione di sapere (sapere!!) quale sia la realtà, di percepire la vibrazione di fondo dell'universo che sento-tocco-mangio-respiro-guardo-sogno, quando non ho l'idea nemmeno di me stessa?
Mi piace andare a fondo nelle cose, anzi, diciamo che mi piacerebbe. Peccato che sotto ogni superficie ci sia una realtà più profonda, che sarà sempre superficie di qualcos'altro che starà ancora più sotto...
Quindi, cosa dovrei fare? tentare di scavare all'infinito, sicura del fatto che la mia mente non sia abbastanza per comprendere il mondo e gli altri?
O rinunciare a tutto quanto? smetterla una volta per tutte di pormi delle domande?
Fare come chi vive nella convinzione delle proprie certezze?
A volte mi viene un sonno, ma un sonno.... che vorrei proprio addormentarmi, e magari non svegliarmi mai più, per non dovermi ogni volta ricordare di essere il limite di me.

- scritto da Zurika 23:40 | commenti -



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