zurika
       
  giovedì, 26 giugno 2003

  Trovo della cenere sul tavolo. Rimasugli di qualcosa che è bruciato, che se n’è andato, che è stato.
Cenere che se la tocchi si dis-fa, evanescente, come al risveglio non si riesce ad afferrare il sogno che sta svanendo.
Un distacco, un cambiamento. Niente spaventa più.
Fa tutto parte di un gioco, di una recita, come quelle delle elementari. L’importante è capire quale sia il proprio ruolo.
Cenere che lascia il nero sulle dita. Ma non tristezza. Non amarezza. E’ una parte di me stessa che non esiste più. E’ la parte indesiderata, la zona che non mi piaceva attraversare, che ora non dovrò più attraversare.
Ma non solo. Il giorno e la notte sono legati in modo indissolubile.
Qualcos’altro non esiste più, forse. Fa parte della commedia.
Potrei recitare una preghiera, magari, se solo me ne ricordassi una.
Potrei riderci sopra, magari.












- scritto da Zurika 16:38 | commenti (11) -


giovedì, 19 giugno 2003

 

Ho studiato bene la mia lezione quotidiana di html?

 

 

 

 

 

 

 

 

Rugiada e Zurika



- scritto da Zurika 11:21 | commenti (31) -


martedì, 17 giugno 2003

  Non credo a chi pensa di sapere tutto della vita, o di aver capito come si vive.
A chi guarda con occhio compassionevole gli altri, a chi si interessa a qualcosa o a qualcuno solo nei giorni pari.
A chi vuole essere accettato dagli altri, ma di questi altri ha un’opinione pari a zero.
A chi dimostra amicizia solo quando se ne ricorda. A chi crede che la gente sia tutta stupida. Che si possa dimenticare.
A chi va per la sua strada e non vede le persone che urta.
Non credo a chi da consigli non richiesti.
A chi ti giudica senza conoscerti.
Mi fa pena chi si crede furbo e non si rende conto che è la propria vita quella che distrugge, che l’ha basata su finti rapporti con gli altri, finti amori, finte amicizie. Chi è talmente falso da non accorgersi di vivere in una gabbia dalla quale non potrà uscire.
Un senso di amarezza, nonostante tutto, rimane anche al solo pensiero, ma mi sento anche meglio, alla fine.
Cosciente di essere come sono.











- scritto da Zurika 12:51 | commenti (4) -


venerdì, 13 giugno 2003

  ...forse sto leggendo troppi Video Girl AI...
...per oggi cambio template!



- scritto da Zurika 16:39 | commenti (8) -


lunedì, 09 giugno 2003

 
Mi ricordo il profumo dei capelli di una bambina con cui giocavo quand’ero piccola, nel cortile di mia nonna.
Mi sembra di sentirlo di nuovo.
…dettagli insignificanti, che restano impressi nella memoria chissà per quale motivo.
…perché forse hanno un senso.
Quel profumo mi fa pensare alla libertà. Mi fa respirare, mi fa ricordare chi sono.
Mi fa pensare a quando giocavo con i raggi del sole che penetravano dalla tenda di plastica a striscioline verdi della cucina di mia nonna, a quando correvo sui pattini e cadevo, e tornavo a casa con le ginocchia sanguinanti, a quando dal balcone guardavo il cielo e le stelle e mi chiedevo quali mondi potessero esistere nello spazio. Volevo saperlo.
Sdraiata sui sassi, anche l’altra sera le osservavo, stelle luminose contro il nero della notte, lontane, miste alle scintille e al fumo del fuoco alle mie spalle. E pensavo che quello era un punto di vista unico.
Che sempre si ha un punto di vista unico, e che quello era mio.
E ho sentito il profumo di quei capelli, e ho sentito la libertà dentro di me.











- scritto da Zurika 17:01 | commenti (5) -


giovedì, 05 giugno 2003

  Non - senso

Sì, sì, in alcuni momenti vorrei davvero picchiare la testa contro il pavimento. Vorrei litigare con tutti, vorrei correre come Forrest Gump e non fermarmi mai. Vorrei strappare con le mie stesse mani tutta l’erba del prato qui sotto. Vorrei fare un calderone di parole dei messaggi dei Baci Perugina e mischiarli con olio e aceto e mangiare tutte le vocali e le consonanti in una bella insalata.
Vorrei annusare un fiore, talmente forte da togliere tutto il suo profumo.
Togliermi il pezzo di cervello che fa domande, o forse no… finirei come McMurphy in Qualcuno volò eccetera eccetera e non sarebbe granchè, credo. Poi verrei soffocata da un cuscino e non sarebbe granchè.
Almeno credo.
Mi prendo in disparte e mi faccio un bel discorsetto, uno di quelli che vanno bene in teoria, ma che all’atto pratico non valgono mezza cicca, e mi convinco di cose che non penso, e che so che sono “giuste”, ma so anche che la mia testa è più dura del marmo.
Insomma, forse il lavoro mi fa questo effetto, non lo so.
Effetto McMurphy.
Poi cosa succede? che non rileggo nemmeno, clicco “pubblica post” e chi s’è viso c’è visto, perché se mi mettessi pure a rileggere, mi incazzerei di nuovo con me stessa - sono sempre io l’oggetto delle mie critiche alla fine – perciò cosa faccio? non rileggerò, ecco. Tanto l’ho sempre odiato, fin dalle elementari. Rileggere – bleh.
Vado a capo e basta.
Come mi hanno scritto, andrò sulla luna, “perché la gravità delle cose non la sopporto più”. Ecco cosa farò.
Beh mi sento prolissa oggi.
Mi sento di farmi anche oggi (che palle, eh?) delle domande. Mi voglio chiedere perché mai mi dovrei sforzare di accettare idee giuste che non si possono applicare a me.
Vivo nelle idee sbagliate, e mi piacciono, in fondo. Mi diranno che non sono obbligata a pensarla diversamente, certo, ma il motivo è che le cose non cambierebbero per me. Sarei la solita domanda inutile.
No, non rileggerò. Non lo voglio neanche sapere cosa ho scritto finora.
Non so leggere.
Amen




















- scritto da Zurika 15:57 | commenti (3) -


lunedì, 02 giugno 2003

  Vorrei che il mio pensiero scorresse libero come l'acqua di un fiume.
Come un gatto che vive in uno spazio parallelo e libero.
Vorrei guardarmi e sentirmi libera come un pensiero libero.
Essere quel gatto. Tagliare il mio ventre e tirar fuori quella catena che mi stringe lo stomaco, che mi fa fare cose opposte a quelle che vorrei fare, che non mi permette di pensare liberamente, tenendomi ancorata ad un'idea di me che non esiste più e che non voglio che esista. Quella catena che mi si attorciglia dentro ogni volta, che mi fa vedere le persone come invece non sono, che mi fa respirare male e mi distorce il pensiero.
Liberarmi da me stessa per trovare me stessa - è possibile? -
Camminare sui tetti come un gatto, col ventre sanguinante magari, ma leggera, e libera da quella catena fatta di pezzi di me.

- scritto da Zurika 15:30 | commenti (10) -



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