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zurika
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martedì, 29 luglio 2003
Bello arrivare a Famagosta dopo il tramonto, non c’è quasi anima viva, e si intravvede il cielo variopinto tra il secondo e il terzo piano del parcheggio, luminoso. La testa leggera, ripenso a quanto ho riso stasera, ero piegata letteralmente, mi facevano male gli addominali perfino... beh salgo in macchina e la via del ritorno si fa un po’ più chiara, e l’unica canzone che mi va di ascoltare per quella ventina di chilometri che devo percorrere è Strade dei Subsonica. I testi delle canzoni li devo sempre ascoltare circa 100 volte prima di farli miei, e con Strade sono a buon punto, direi. Penso che ormai si è fatto un po’ tardi, che non avrò abbastanza tempo per fare le cose che vorrei: leggere qualcosa, fare due telefonate, guardare due cavolate in Tv giusto perchè ormai l’ho comprata... Non c’è mai abbastanza tempo quando lo si cerca. Perciò basta, non farò niente di tutto questo, tranne forse leggere. E scrivere. Mi va di scrivere, mentre masterizzo un CD, senza star troppo a pensare a cosa sto scrivendo. Sarà la testa leggera. Sarà questa canzone, questo se tutto ciò che cerco nasconde un movimento..., che mi fa pensare... L’altro giorno mi è stato chiesto ma tu cosa cerchi? Ma io cosa cerco? Non mi ero accorta che stessi cercando qualcosa, ma è così. Fosse anche solo il senso generale delle cose, fosse anche solo un senso da dare ad una giornata, un motivo per capire cosa ci faccio qui, per capire perché non mi capisco. Capire cosa sto cercando sarebbe già un bell’inizio. Ieri stavo leggendo un racconto ambientato nel 1876. Ma quella data l’ho dovuta rileggere almeno 2 o 3 volte. Sì, può sembrare strano, ma pensare di non poter davvero capire come poteva essere il mondo nel 1876 mi da fastidio, mi fa sentire il limite di me, ecco. Perciò dovevo quasi chiudere gli occhi, e immaginarmi quella prateria con quell’accampamento Cheyenne del 1876 ed è stata una sensazione forte, ho sentito il distacco temporale e la cosa mi ha creato un senso di vertigine. Ma non prendetemi per esagerata, sto solo cercando di descrivere (a me stessa per prima cosa) il "percorso" che mi ha portato a provare una determinata sensazione, che anche oggi avevo dentro, in modo indefinito, e che si è come schiarita non appena mi sono ricordata dei Cheyenne. Ok, questo forse non c’entra niente con il fatto che io stia o meno cercando qualcosa, da me, dalla vita, ma è che spesso vengo trascinata via da cose inaspettate, da cose che ti fanno sognare come posso sognare un accampamento Cheyenne, che ti creano un senso di vertigine. Che mi fanno pensare che allora la vita non è tutta soltanto qui, che può esistere un punto di... chiarezza in questo vagabondare. Vagabondare della mente, intendo. Vengo trascinata via, a volte, da cose che sono difficili da spiegare anche a me stessa, ma che mi incantano e che mi lasciano il dubbio che sia magari io a stravolgere sempre tutto, a vedere le cose diversamente quando in realtà è tutto solo qui davanti ai miei occhi e basta – e spero di no, perché sapere di aver sempre travisato tutto non è un gran che come sensazione. Beh oggi mi andava di scrivere, anche perché penso che tra una settimana andrò in Spagna e non lo potrò fare… non potrò scrivere qui, per lo meno, e la cosa mi dispiace, mi sembra di avere già un braccio in meno, o un occhio. Comunque, niente di grave. Penso che il percorso non abbia mai fine. In altre parole, forse non troverò mai quello che cerco, ma non importa, l’importante è il percorso. Un senso delle cose forse nemmeno esiste. E l’altra sera una persona mi ha chiesto com’è usare i colori a olio, e lì ecco… lì mi sono chiesta perché non li ho più toccati, da un anno, un anno e mezzo... io li adoravo, quell’odore, quei colori densi che si stendevano e si modellavano... ma forse semplicemente non è più il momento, magari un giorno ricomincerò, oppure è stata una cosa che ho provato e che ora non avrebbe più senso. Come le altre cose, come a volte le persone che incontri, con cui trovi affinità ma poi la cosa svanisce, e pensavo ad un’amicizia che è finita così, come aver smesso di dipingere, semplicemente perché non era più il momento, perché la cosa non si è evoluta, perché da una delle due parti si è pensato che non valesse più la pena di crescere insieme – e non dalla mia. Ma magari è andata così, e dopo essermi chiesta per tanto tempo il perché di questa fine, ho smesso di incolpare me stessa per non essere stata in grado di mantenere vivo un rapporto che non aveva più il suo "momento". E’ impossibile dare un senso ad ogni cosa, perciò a volte mi ritrovo a voler gridare, e altre volte a voler dormire, o a tentare di vivere diversamente, o come stasera, ad avere la testa leggera e basta. Mi si dirà che queste son cose normali, ma certo, chi dice il contrario?, dico solo che mi andava di scriverle, non sto sempre cercando che qualcuno mi dia la sua teoria su come risolvere le cose. Non c’è niente da risovere, è così e basta, nient’altro. E vorrei anche provare a fermare il tempo stasera, non ho proprio voglia di staccarmi da questa tastiera, di non ascoltare più una canzone (che non è più Strade) che mi sembra così precisa adesso. Però forse è meglio smetterla, meglio stare un po’ in silenzio, non pensare alle solite cose negative – certo che ci vuole tempo per capire che una cosa è negativa davvero. Basta, e non mi va di pensare che domani rileggerò tutto questo e vorrò – sicuramente – cancellare tutto. - scritto da Zurika 23:32 | commenti (14) - lunedì, 28 luglio 2003 La stanchezza, fisica e mentale, prende il sopravvento oggi. Che altro dire… credo che spesso valga la pena conoscere meglio le persone, perché non si è mai in grado di capire fino in fondo qualcuno finchè non ci si mette nei suoi panni, o finchè per lo meno non si prova a vivere nel suo mondo. E mi spiace di non essere sempre disposta a farlo, a capire gli altri, immersa come sempre in mille pensieri. In ogni caso, una persona mi ha inaspettatamente sorpreso, ravvivato, rallegrato. Siamo distanti, siamo troppo diversi, anche opposti spesso, ma un punto di vicinanza è bello scoprire che esiste, e adesso sono un po’ più serena da un certo punto di vista. Mi chiedo perché le persone non siano tutte più semplici. Semplici nel senso di umili. Sono stanca dei giri di parole, dei giudizi, peraltro non richiesti, fatti cadere dall’alto come parole sacre, delle osservazioni non costruttive, dei limiti che gli altri vogliono vedere e hanno la pretesa di voler correggere. Di chi pensa di conoscermi e crede di sapermi interpretare, chi chi mi vuol vedere in un certo modo e crede di porter cambiare ciò che in realtà non esiste. Sono stanca di chi si crede al centro del mondo, di chi non si preoccupa mai del resto, e anche di chi non ti da spiegazioni... Un po’ di semplicità spesso non guasterebbe... - scritto da Zurika 12:15 | commenti (5) - giovedì, 24 luglio 2003 Magari qualcuno , leggendo i miei post, si è chiesto se io sia malinconica o no. - scritto da Zurika 16:10 | commenti (11) - martedì, 22 luglio 2003 Ogni tanto qualche topo da ammazzare si fa vedere nei sogni, e ogni tanto capita anche qualche notte sveglia ad ascoltare il niente. Ma non me ne preoccupo. In fondo, di notte mi piace pensare di essere come sospesa tra due mondi, è tutto diverso. I pensieri sono molto più densi, il cuore batte in un altro modo. Se fossi in un altro posto, se la mia vita fosse stata anche solo di poco diversa, se quella sera avessi fatto questo… Già. Comunque, rivedrò un faccino piccolo stasera, riceverò qualche schiaffo, qualche morso magari, ma lui è così tenero anche quando fa il matto… E’ che vorrei fare io la matta, una volta tanto, e scalciare e tirare i capelli e gridare! E non mi sento tanto diversa da un bambino di 2 anni e mezzo. Anzi, non mi sento per niente diversa, e non credo nemmeno che sia un problema questo, non credo di saperne molto di più della vita, al limite potrei dire di conoscere meglio me stessa e il mio punto di vista, nient’altro. Non mi vanno le persone che si credono superiori solo perchè hanno più anni, anche perché crescere non significa far passare il tempo. Sono un po’ categorica io stessa, oggi, e non mi dispiace, mi sono stancata di non dire come la penso: è questo, in fondo, che vorrei fare. Parlare, parlare a vanvera magari, essere fraintesa magari, e fregarmene. Va così. - scritto da Zurika 11:43 | commenti (10) - domenica, 20 luglio 2003 Scrivere finchè ancora c’è un po’ di luce. Finchè ancora mi va di far vedere agli altri da quale angolazione guardo il mondo. E non ho voglia di pensare che nessuno lo potrà capire. Altrimenti smetterei. Di scrivere, intendo. E starei solo sdraiata sul pavimento, prona, a fissare la povere che si trova alla stessa altezza dei miei occhi... Andare, viaggiare, vedere... non sempre è un fuggire. Spesso è un mezzo per conoscere se stessi, per guardarsi dentro. Per scrivere ciò che si è visto in un viaggio un po' introspettivo. Difficile, comunque, conoscere gli altri, e interpretarli, e capirli. Forse a tanti neanche interessa. Ho in testa una canzone, se questo blog fosse sonoro, la posterei. Ma meglio così. - scritto da Zurika 21:09 | commenti (6) - mercoledì, 16 luglio 2003 Distorsione Sarà che pensando all’estate mi viene in mente l’odore di asfalto, l’andare in giro in bicicletta con gli amici, i jeans lunghi anche ad agosto, il giardino di mia zia e le canzoni anni ‘80 ascoltate dallo stereo di mio cugino. - scritto da Zurika 16:53 | commenti (7) - lunedì, 14 luglio 2003 Le distanze fisiche spesso non esistono. Non significa nulla una distanza materiale: alcuni legami, alcune affinità rimangono, non so bene da cosa dipendano. Ed è anche deprimente, invece, osservare che chi hai di fianco abbia eretto un muro, o non abbia mai abbattuto un muro… ma questa è una lotta che ho abbandonato tanto, tanto tempo fa. Quella di provare io a fare qualcosa. E sarò stata anche assonnata, forse avrò anche sbagliato strada mentre tornavo, ieri, ma riabbracciare qualcuno che non vedevo da un po’ di tempo mi ha fatto stare bene. - scritto da Zurika 16:02 | commenti (5) - venerdì, 11 luglio 2003 La testa pesante, sangue bollente nelle vene. Una voce che non è la mia solita. Febbre a luglio. Eh... Pearl Jam, siamo io e voi, oggi. E un senso dell'estate un po' sfocato. E' così. - scritto da Zurika 12:29 | commenti (4) - giovedì, 10 luglio 2003 Ore diciotto Come alunni che escono da scuola tutti insieme, correndo al suono della campanella, ecco che mi si avvicina un ammasso di…impiegati? provenienti dallo stesso punto e diretti probabilmente in metropolitana. - scritto da Zurika 11:20 | commenti - lunedì, 07 luglio 2003 Ieri ero in treno, tornavo da Torino. E pensavo al mare, a quando ero piccola e andavo a Varazze, e a mio papà che mi portava sempre in stazione a guardare i treni che passavano, che forse quella vena nostalgica che scorre incessante dentro di me, è nata d'estate, in una stazione. Pensavo al viaggio, non alla destinazione. E pensavo che avevo un sonno assurdo, dopo 2 notti che dormivo poco, ma che non potevo dormire, perchè avevo un viaggio da vivere. Che presto sarebbe finito. Che avevo appena comprato Il veterano di Forsyth e volevo leggerlo, nonostante la stanchezza, perchè adoro il modo in cui tratta le parole, e vorrei essere in grado di scrivere così anch'io, e perchè ogni volta mi commuovo per come vengono descritte certe cose semplici. Guardavo la mia compagna di s/ventura di fronte a me, nascosta dietro quegli occhiali da sole scuri che esaltano il colore rosso, e mi chiedevo se stesse dormendo o meno, se stesse vedendo lo stesso paesaggio che vedevo io, e in quali altri pensieri fosse immersa. E se chiudevo gli occhi potevo vedere nitidamente una fetta di luna in un cielo rischiarato in lontananza, verso il Po, e sentire della musica alle mie spalle, e arrivare a pensare che in fondo la vita è questa. Una spiaggia, un treno, l'amicizia. E una destinazione che non è poi così importante raggiungere. - scritto da Zurika 11:27 | commenti (8) - mercoledì, 02 luglio 2003
- scritto da Zurika 10:05 | commenti (13) - |
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