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zurika
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giovedì, 30 dicembre 2004
Lago del cuore A lungo mi ero consumata e logorata pensando di dover accettare “forzatamente a cuor sereno” una situazione in cui non mi rispecchiavo più da tempo. Rientrare in una casella, convincermi che ad alcune cose non si può sfuggire, esserne contenta nonostante il nodo allo stomaco che mi aveva spesso corroso. A questo mi rassegnavo e di questo cercavo di non lamentarmi. Invece, oggi ho forse visto più in là, oltre la mia rassegnazione, e la pietra che sentivo sullo stomaco l’ho sentita rotolare fuori e iniziare a sgretolarsi. Leggerezza che dà alla testa. Come, d’altra parte, iniziare ad accorgermi che il mio modo di vedere le cose non è così incomprensibile, che forse non sono poi così complicata, ma terribilmente semplice, e che non mi farà più male andarmene zitta, tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto, perchè le persone che si voltano forse esistono. Insomma, una sensazione che dà alla testa. Riabbracciare chi si credeva perduto e distante, e cercare di gettare un ponte, o che so, una corda, per lo meno, tra due terre divise da un burrone che con la stessa rassegnazione credevo sempre più profondo e ampio. Oggi mi sembra di avere un laghetto nel cuore, verde. L’acqua forse risana anche qualche dolore o male fisico, non so. Non lo so proprio. Dico forse. “Ed ora sono spariti i circoli d’ansia Da E. Montale, Ed ora sono spariti i circoli d’ansia
- scritto da Zurika 21:05 | commenti - domenica, 26 dicembre 2004 “Non avrebbe mai più detto che uno è così o cosà. Si sentiva molto giovane; e al tempo stesso indicibilmente vecchia. Affondava come una lama nelle cose; e al tempo stesso ne rimaneva fuori, osservava. Aveva l’impressione costante, anche ora guardando i taxi, di essere lontana, lontanissima, in mare aperto, e sola. Sempre aveva l’impressione che vivere, anche solo un giorno, fosse molto, molto pericoloso. Non che si sentisse particolarmente intelligente, o straordinaria. Anzi, non capiva proprio come fosse riuscita a cavarsela nella vita con quelle poche briciole di conoscenza che Fraulein Daniels le aveva dato. Non sapeva nulla, nè un’altra lingua, nè la storia; a malapena leggeva ormai, a parte alcuni libri di memorie la sera, a letto; ma tutto la assorbiva, anche i taxi che passavano; no, non intendeva dire di Peter, nè di se stessa, io sono questo, io sono quello.” V. Woolf, La Signora Dalloway
- scritto da Zurika 18:00 | commenti (1) - venerdì, 24 dicembre 2004 Tutto era apparentemente fermo, in quella stanza. Tutto era fuori da ogni logica umana. Il tempo, il prima, il dopo, le cose importanti... Fuori logica. Il perchè io fossi lì, ad esempio. Il perchè due persone parlassero, di fianco a me, quando io avrei voluto solo silenzio. Sembravano non accorgersi di me, o di qualcos'altro. Mi innervosivo. Zitti, vi prego, anzi, fatemi il favore di andarvene, e di rompere le palle da un’altra parte. Pensavo, piangevo, magari... e di sentire le loro voci non ne avevo proprio voglia. Il lenzuolo quasi perfettamente rimboccato. Lo specchio al solito posto. La luce entrava dalla finestra come se nulla fosse. Avevo anche un lieve timore ad avvicinarmi troppo, per non invadere la sua sfera personale. Perchè non mi sembrava giusto indagare col mio sguardo tra le pieghe del suo viso ormai involontariamente espressivo. E mi veniva in mente una scatola di legno scuro, un po’ consumato dal tempo e dalle mani che l'avevano toccata, che veniva chiusa a chiave. Tipo uno scrigno dei segreti, da nascondere sotto le radici di un albero. Forse è questo che lei mi ha regalato. Una scatola da custodire.
...sta di fatto che stasera non ho proprio tutta questa voglia di uscire, anche se oggi è la vigilia. - scritto da Zurika 21:52 | commenti (1) - mercoledì, 22 dicembre 2004 ...in quattro anni è la prima volta che il figlio del capo ha pensato di farci un regalo di Natale. mi chiedo cosa sia successo!! - scritto da Zurika 11:29 | commenti (5) - lunedì, 20 dicembre 2004 Le solite due strade che si incrociano al centro di Pavia avevano assunto dei toni quasi acquarellati, ieri, o meglio, quasi da pittura ad olio impressionista. E’ che forse non respiravo l’aria nostalgica che solitamente ci vedo, che mi fa ripensare ai tempi dell’università, o della scuola, o degli amici persi di vista con gli anni. E nonostante l’aria natalizia, dorata, annabellizzata e frenetica che sicuramente prevaleva in Piazza della Vittoria, non mi sentivo neanche tanto soffocata dall’idea di consumismi sfrenati, né trascinata in spirali di pensieri o dal senso di estraneità alle logiche domenicali della gente. Mi sembrava semplicemente di essere lì, in quel momento. Di sera, tornando verso casa, l’immagine che visualizzavo nel mondo mentale analogico che credo tutti abbiamo, era quella di un piccolo fuoco in un camino di mattoni rossi. - scritto da Zurika 15:15 | commenti (3) - mercoledì, 15 dicembre 2004 Ieri sono capitata a Pavia in zona ITIS proprio mentre uscivano gli studenti, in massa… pensavo che quasi mi avrebbero travolta. E comunque mi hanno lasciato una sensazione dal gusto acido, emanavano inconsapevolezza… e ho pensato a quanto dovessi essere inconsapevole io all’epoca del liceo, chiusa in quell’ex convento con gli archi e le volte, in quelle aule al pianterreno col soffitto altissimo e in quel cortile da cui non ricordo di aver mai guardato il cielo, ma sempre solo le mie scarpe e i sassi. - scritto da Zurika 12:54 | commenti (3) - giovedì, 09 dicembre 2004 Apnea Quando andavo al mare a Varazze, nella casa di mia zia, c'era un passaggio tra il nostro palazzo e quello di fianco, un passaggio di circa un metro di larghezza. Credo che una persona un po' in carne non sarebbe riuscita a sbucare da quei muri nell'altra piazzetta. Odore di piscio dovunque. Io e mia sorella ci passavamo di solito in apnea, giusto per non fare tutto il giro dell'isolato per tornare a casa dalla spiaggia. ...e penso che a volte sia meglio fare il giro dell'isolato. - scritto da Zurika 15:00 | commenti (5) - |
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