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zurika
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lunedì, 28 febbraio 2005
Senso di solitudine che si è un filino placato dopo il viaggio in pullman di stamattina con le mie amiche. Vorrei stringerle tutte! Neve e ghiaccio, il che non aiuta. Però ora col sole non c'è male :) - scritto da Zurika 10:28 | commenti (2) - giovedì, 24 febbraio 2005 Indolenza di prima mattina. Passavo per piazza Da Vinci e mi sembrava di essere ancora sotto le coperte. Quasi non sentivo nemmeno il freddo, tanto ero convinta di non essere realmente lì. Ero accartocciata da qualche parte tra le pieghe del lenzuolo. E da lì osservavo la piazza e la gente, e le mani che si tendevano verso di me fuori dalla metro per darmi volantini o giornali, voci squillanti a gridare “Prego!!”, ma forse non si riferivano proprio a me. No, perché io ero tra le pieghe di un letto ancora caldo. O ero adagiata su un biscotto che galleggiava nel caffè non ancora bevuto ma immaginato. Come se guardassi la tv, fissavo la strada, vedevo palazzi e alberi avvicinarsi a me. Ma io ero spettatrice. E in fondo, perché mai dovrei sentirmi protagonista? Non capisco se questo mondo, questa città, questa scuola siano miei. Non so se esiste un posto mio, in cui non provare nemmeno un po’ di indolenza ogni tanto. Non mi curavo più di tanto nemmeno delle auto al passaggio pedonale. Ero ripiegata tra i dischetti struccanti di cotone nel bagno di casa. Ora credo diventerò piccola tanto da infilarmi tra una lettera e l’altra di questa tastiera.
- scritto da Zurika 09:25 | commenti (3) - venerdì, 18 febbraio 2005 ...di venerdì pomeriggio... i quattro piani di scale della scuola mi ricordano... Escher - scritto da Zurika 16:12 | commenti (3) - mercoledì, 16 febbraio 2005 Mi sono accorta come scrivere sia qualcosa che assomiglia molto al dare vita. e non penso solo alla creatività e al creare, ma al fatto che scrivere di qualcosa sia come legittimarne la presenza, come regalare la parola a qualcosa di inanimato, renderlo vivo. rendo viva una città, l’angolo di una stanza, la luce del mattino, la frutta del mercato, un fiume, un sasso, una notte blu. la tristezza, la malinconia. Un viaggio. il tormento incessante nel cuore, il ricordo di una persona ormai persa la solitudine l’ingiustizia la stupidità. I tasti del computer, l’assurdità di un percorso in metropolitana. La lontananza L’insicurezza che scorre nelle vene Gli occhi istupiditi di quando si fissa uno schermo vuoto una mano un abbraccio Una canzone che non vorremmo dimenticare La rabbia la noia. E quando penso alle guerre, alla morte, alle tragedie umane, mi chiedo a cosa sto dando vita con la parola. Al dolore o alla vita che vi si nasconde dietro, relegata e maltrattata? C’è qualcosa che non merita di esser vivo? qualcosa che non merita di essere vissuto? (Mi chiedo in tutto questo quale possa essere il limite, se un limite esiste.) Consapevolezza di poter usare, sperimentare o giocare con uno strumento che può trasformare la banalità in qualcosa che un senso forse ce l’ha, che riesce a togliere un po’ di polvere da vecchi mobili che svela la natura più profonda del mondo, di noi stessi che ci impedisce di fermarci lì che non ci permette di credere che sia tutto solo crosta Consapevolezza di poter pensare che pensare sia un nostro diritto. (E qual è il rischio? E’ peggio usare male il potere che può avere o non accorgersi di tale potere e non essere quindi in grado di usarlo?) - scritto da Zurika 09:21 | commenti - martedì, 08 febbraio 2005 ...niente, oggi non ce n'è una che funzioni. mi sento come una bambola di quelle dell'anteguerra, con gli occhi che sembravano veri, con quelle ciglia lunghissime e ogni tanto una palpebra che non stava più alzata. mi sembra di avere le braccia e le gambe staccate, con i fili che pendono fuori. - scritto da Zurika 11:32 | commenti (4) - sabato, 05 febbraio 2005 "...Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno. Da R. Bradbury, Fahrenheit 451.
- scritto da Zurika 19:19 | commenti - Scrivo adesso il post di ieri... Avrei bisogno di uno spazio mio. - scritto da Zurika 15:00 | commenti - martedì, 01 febbraio 2005 Stanchezza che pervade i muscoli e soprattutto la mente. E gli occhi. Non ho la forza di lavarmi e asciugarmi i capelli. Tenere in mano il phon per quei venti minuti sarebbe troppo pesante in questo momento. Ho cambiato lavoro quasi senza rendermene conto, è stato un passaggio graduale che si è trasformato in un totale assorbimento mentale nella nuova attività. Quasi non ho il tempo di pensare a ciò che mi son buttata alle spalle, e a ciò che ho davanti. A chi ho lasciato a malincuore, a chi mi ha sopportato negli ultimi anni. A quella persona per cui non avrei voluto lasciare un ufficio ormai per me vuoto, con la quale sento di essere cresciuta molto. Certo, detto così sembra quasi un addio, e non voglio che lo sia. ...E’ che mi ricorda quell’altra volta, quando un volo per l’India mi ha distaccato improvvisamente da una forte amicizia. Ma è così. E’ la stanchezza. E’ il phon che è pesante. e’ la stanchezza. il letto mi aspetta - scritto da Zurika 22:18 | commenti (13) - |
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