Eravamo passate davanti a quella che sembrava la hall di qualche grande hotel, o l’ingresso di una banca, forse… e per un attimo avevo anche pensato che dovessimo andare lì. Ma il numero civico era quello sbagliato. All’indirizzo indicato su internet, poco più avanti, c'era soltanto una porta nera senza nomi sui campanelli. Dai vetri si intravvedevano dei calcinacci, dei sacchi di muratori, muri scrostati, delle corde che pendevano giù da una scala e perfino un frigorifero abbandonato… Mi è venuto un brivido, pensando che l'albergo magari non esistesse… dove avremmo dormito? Ormai erano le 7 di sera, avevamo tutt’e tre un considerevole bagaglio da trascinare, e nessuna di noi aveva amici o parenti a Barcellona disposti ad ospitarci. Siamo entrate titubanti nel palazzo scrostato, e una ragazza stava scendendo le scale in quel momento. Le abbiamo chiesto se conosceva la "guest house"... beh... non l’aveva mai sentita nominare… Goccia fredda di sudore. Mentre io e Serena eravamo rimaste a fissare il vuoto e i calcinacci con espressione immobile, Paola è salita al primo piano e ha suonato ad una porta anonima… Poi ho sentito la sua voce chiedere: "David?" - lui: "Paola?" fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu eravamo salve!! David. 43 anni, gay, ex ballerino di danza classica, nato in colombia, aveva vissuto per 17 anni ad Amsterdam e, ormai "vecchio" per ballare, si era trasferito a barcellona 4 anni fa e aveva aperto la “guest house”. In pratica affitta le stanze di casa sua. Preferibilmente a persone gay, ma noi non ci eravamo accorte di questo dettaglio al momento della prenotazione. Ci ha accolto con baci e abbracci da subito. David è molto empatico. L'appartamento profumava di incenso e candele che erano accese dovunque. Musica "ambient" di sottofondo, porte basse color giallo limone, tende azzurre alle finestre, un cane, Diana. La sera che siamo tornate tardi dalla discoteca (alle 6 di mattina), immaginando che lui e il suo amico stessero dormendo e che avremmo potuto svegliarli, di soppiatto ho infilato la chiave nella toppa senza fare il minimo rumore. Appena messo piede in casa (la casa delle “fate ignoranti”, come l’abbiamo ribattezzata) abbiamo sentito la sua voce che in inglese diceva "E’ questa l'ora di tornare al mattino??" – dopo un attimo di sbigottimento siamo scoppiati in una risata generale. David era in corridoio che non aspettava altro! Lui e l’amico ci hanno invitate in salotto con loro a bere vino e a parlare (in un misto di inglese/francese/ spagnolo/italiano) fino alle otto di mattina!! Inutile dire che il giorno seguente l’unica nostra mèta a Barcellona fosse un posto dove sdraiarci a dormire… e mi sembra che il parco di Gaudì e quella panchina fatta a onde con mosaici abbia aiutato molto nell’intento…