Anni fa ho letto il libro Lolita di Nabokov. Poi, per caso, ho visto il film, quello con J.Irons (niente di che), e solo recentemente mi sono decisa a guardare il film di Kubrick, quello in bianco e nero, del 1962… …e c’era qualcosa che non mi tornava, sentivo che il significato di certe scene o il modo di agire di alcuni personaggi non riuscivo ad afferrarli. E ci ripensavo. Così ho comprato un libro sui film di Kubrick. Ecco. Al film Lolita si critica proprio il fatto di non aver espresso bene il carattere e i sentimenti di alcuni personaggi… Quindi -mi son detta- è una sorta di limite del film! non sono io che non riesco ad afferrare il significato! E’ un limite del film… E’ che non c’è niente da capire in realtà. Niente da capire. Perché mi ostino a voler andare oltre nelle cose, anche quando non esiste un oltre? Non ammetto la banalità, “non penso che esista la superficialità” -come mi diceva una mia amica- né nelle cose, né tantomeno nelle persone. Mi piace vivere nel mio mondo, insomma, è questo, no? Finchè poi il limite delle cose mi compare davanti all’improvviso, ed è allora che faccio un bel respiro e avverto un senso indefinito di...di cosa? di simil-delusione? di niente?