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zurika
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martedì, 27 maggio 2003
Arrivai in auto, masticando musica ad un volume consistente, tanto che le casse tremavano ad ogni suono un po’ basso. Sentire fisicamente una canzone, ecco cosa volevo… le note che si trasformavano in qualcosa di più denso… Infilai il nero della mia Lancia Y nel solito buco di quella via, quando lei scese le scale e mi venne incontro per salutarmi. Diversa, ma uguale a sempre - E io? Inseguendo una libellula in un prato... Mi aprì la porta con gli occhi che sorridevano, mi invitò ad entrare. ...un giorno che avevo rotto col passato... Mi guardai attorno e cercai di non pensare a niente, la suola della mia scarpa verde si appoggiò sul gradino che separa il fuori dal dentro. ...quando già credevo di esserci riuscito son caduto... -“Come va?” -“Sì, va....finchè va..” E mi guardò col cuore al posto degli occhi. “Tu?” - “...Sì.” - “Sì.”, e mi fece un cenno di assenso col capo. Si avvicinò e mi abbracciò. Io ero la stessa. Dopo qualche decina di minuti, il sedile e il volante, impazienti, reclamarono la mia presenza. Ripartii con convinzione, senza voltarmi, non ne avevo bisogno. Silenzio. L’autoradio stavolta aveva deciso di nongridare al posto mio, di nonmasticare pensieri né esistere. Al posto mio. La strada che percorsi fino a casa – non so come – era diventata un filo rosso, sottile, sempre più sottile, qualcosa di tanto impalpabile quanto infrangibile… - scritto da Zurika 14:33 | commenti (9) - |
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