Sarà che pensando all’estate mi viene in mente l’odore di asfalto, l’andare in giro in bicicletta con gli amici, i jeans lunghi anche ad agosto, il giardino di mia zia e le canzoni anni ‘80 ascoltate dallo stereo di mio cugino. Sarà che penso alla puzza di libro-dei-compiti-delle-vacanze, alle lettere scritte agli amici del mare dopo essere ritornata a casa da Varazze, alla mia stanza coi muri verdi, che ogni volta che mi assentavo per un mese mi sembrava sempre stranamente diversa, al ritorno. Sarà che mi hanno sempre colpito certi particolari dell’estate, la sabbia che scotta sotto i piedi e il saltellare qua e là cercando una zona di sabbia in ombra, il filo con i costumi stesi ad asciugare davanti alle cabine e le fette di noci di cocco. Saranno le copie delle copie delle estati passate che si sono susseguite distorcendo l’originale. Sarà che alcuni degli amici che una volta erano con me in giro in bicicletta sono cambiati, o mi sembrano stranamente diversi, che mi vien da pensare che l’estate sia un po’ alterata, un po’… compressa diciamo, zippata. Perde di significato, come una parola pronunciata tante volte consecutivamente, che alla fine appare un po’ distorta.