Neanch'io forse sono brava a capire gli altri. Chissà quante volte e quante cose avrò sbagliato. Però mi sembra di fare un sforzo, a volte, per riflettere su cosa possono provare gli altri. Ma a volte trovo persone che non sentono, che passano e vanno, che non si accorgono. Che non mi guardano negli occhi, o se lo fanno, chissà cosa vedono... l'occhio e basta, probabilmente. Il mascara sulle ciglia, il verde dell'iride, o magari nemmeno quello. Persone che si sono portate via un pezzo di me, e chissà dove l'hanno buttato, e che non sanno cosa provo e cosa penso, ma che comunque non saprebbero ascoltare nè tantomeno riflettere. E di nuovo quella sbagliata sono io, e va bene così, anche questa volta. Ma mi sembra di vivere in un mondo dove il suono non è previsto, dove c'è solo rumore e un brusìo di sottofondo che mischia i pensieri. Dove la gente balla anche senza musica. Dove basta fingere per sistemare le cose. Magari sono così anch'io e nemmeno lo so. Così, come quelli che non si ricordano di aver ferito, come quelli che se lo ricordano e alzano le spalle. O come chi non pensa che al proprio orticello. Allora buon raccolto, non saprei che altro dire.